La Via Della Seta
Un blog sull’A.S. Roma, l’economia e tutto il resto

Nov
01

It is now downloadable the (still preliminary) version of the article “the-learning-curve-and-optimal-investment-under-uncertainty.pdf

Oct
26

- Sempre de meno dietro a sto striscione

- Eh, oggi me n’aspettavo de ppiù. Nun eravamo pochi, ma manco tanti

- E’ che davero… na vorta ogni tre giorni… troppo

- Nun è na vorta ogni tre giorni, è che so cambiate le capocce… na vorta era diverzo. Se è, pure ogni giorno…

- E’ che pe noi era un impegno, era la vita de tutti i giorni… e quanno c’era da fasse senti’… ammazza!

- E eravamo tanti, sempre. E se urlava, guasi mettevamo paura…

- Mettevamo paura

- E na vorta c’ascoltavano… quanno quelli se sedevano ‘ntorno ar tavolo pe decide, era come se ce stavamo pure noi

- Te ricordi quella vorta a Milano… quanno venne su anche er Federale… ma quanti eravamo?… E la polizia….

- Fino all’anni ottanta, forze inizio novanta…. poi pure noi no schifo… 

- Ma peggio i giovani… quelli de adesso vengheno, ‘e mani ‘n tasca, ’mpar de canne e via

- Mica tutti

- Eh però…

- A proposito ma tu fijo perchè nun c’era?  

- Nun j’annava

-Nun j’annava… a li tempi mia nun esisteva… se partiva presto, e casa toccava tornacce senza voce… Ma peggio pe loro… perchè tra quarche anno noi staremo a vede’ ‘a televisione… e se c’è bisogno devono esse loro a fasse senti’…

- Nun lo so… oggi so deluso… poca gente, quarche cartello co scritte du cazzate… na vorta tutti c’avevano ‘a bandiera…

- Lo sai certe vorte che penzo? Che gente come Cassano ce la semo meritata…

Oct
12

Grande festa oggi nella stanza K833 all’ottavo piano del Koopmans Building della facoltà di economia di Tilburg. Per una fortuita coincidenza, Mohammed, il mio compagno di stanza marocchino, ed io avevamo due importanti ricorrenze da festeggiare. Lui la fine del Ramadan, io l’inizio dell’Autunno Caldo, inaugurato dalla tradizionale sfilata degli studenti. Mohammed ha portato i tradizionali dolci arabi, mangiati in gran quantità per festeggiare la fine del digiuno, mentre io ho portato una piattaforma programmatica piena di rivendicazioni senza senso. E’ stata una giornata nel segno della gioia e del rispetto reciproco. Anche se Mohammed si è un po’ arrabbiato quando ho bruciato una bandiera americana per protestare contro il libro di testo obbligatorio e per rivendicare la personalizzazione dei tempi e dei modi di recupero della didattica.

Oct
06

Nei modelli macroeconomici con orizzonte temporale infinito basati sull’ottimizzazione dinamica viene usata la cosiddetta transversality condition. Nella parte dedicata alle decisioni di consumo e risparmio degli agenti economici, questa ci dice che il limite del capitale moltiplicato per il suo prezzo ombra quando il tempo va a infinito è uguale a zero. Quindi o il capitale è uguale a zero o, se è positivo, non ha alcun valore perchè il prezzo ombra è pari a zero. Tradotto in parole povere, tutto questo semplicemente significa che il giorno che muori la ricchezza che hai accumulato non vale più nulla. La transversality condition ci risulterà molto utile tra qualche anno.

Il ministro italiano dell’economia Tommaso Padoa Schioppa (TPS da qui in avanti) ha presentato un piano di sgravi fiscali per far uscire i “bamboccioni” da casa. I bamboccioni sono gli  italiani che restano a vivere con i genitori fino a trent’anni e che diventano adulti quando sono già vecchi. Sono tantissimi.

L’idea di TPS ha un grande merito: individua quale è il problema più grave dell’Italia. Il futuro dei giovani. Naturalmente il problema non si risolve con gli sgravi fiscali, perché anche se escono (usciamo) di casa l’unica differenza è che non c’è più chi stira le camice. L’assenza di prospettive rimane. Il problema è irrisolvibile perchè l’Italia, come ripetuto più volte su queste pagine e non solo, è un paese finito. Il declino è l’unica prospettiva. Adesso, almeno da quello che leggo, se ne inizia ad avere la chiara percezione. E’ tardi e non sembra ci siano le condizioni per venirne fuori.

Non è una visione catastrofica. E’ la vita di tutti i giorni di quelli della mia generazione. E non servono numeri per dimostralo, basta andare in giro e chiedere.

Un giorno dovremmo chiederci di chi è la colpa, lasciando da parte la Storia. Perchè sennò si parte col malgoverno democristiano, si passa al fascismo, poi ai Borboni, agli Orazi e Curiazi e così via in una regressio ad infinitum. E non c’è bisogno di andare tanto lontano. Un dieci per cento delle colpe è attribuibile a quello della mia generazione. Perché hanno gli occhi per vedere, bocche per parlare, ma non hanno voluto vedere e non hanno voluto parlare. Si sono seduti, accontentati e hanno sperato che tutto continuasse come prima. Ma non era facilissimo rendersi conto di quello che stava succedendo. Il novanta e La colpa è dei padri e le madri di quelli della mia generazione. L’Italia così com’è l’hanno fatta loro. Hanno evaso le tasse, hanno giocato a fascisti e comunisti, hanno fatto pratica da commercialista o da avvocato restandosene a casa “tanto ho un amico che mi mette le firme”, hanno difeso e lottato per privilegi assurdi, hanno comprato case, BOT e macchine, hanno distrutto la scuola. Non hanno educato all’etica del lavoro e al rispetto delle regole. Hanno scioperato, hanno raccomandato e usato raccomandazioni. Hanno creato un mondo dove era tutto facile ma dove tutto è diventato difficile. Hanno solo e sempre tirato fuori i soldi quando i figli lo chiedevano. Di sicuro, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno avuto una vita migliore di quella che avranno i lori figli.

Ma hanno fatto male i conti.

Quei signori che ci hanno portato a questa situazione stanno diventando vecchi. Tra qualche anno si troveranno in un letto di ospedale ad aspettare l’inevitabile, senza più forze, senza più speranze, senza più progetti. Solo attesa. E in questa attesa l’unica consolazione, se ce ne può essere una, sarebbe avere i figli accanto, sereni con le loro famiglie. E avere la consapevolezza che la loro vita sarà più ricca, bella e felice. Tutto questo quei signori non lo avranno. Avranno solo il loro conto in banca, le macchine, le case. Non servirà. Perché il limite del capitale moltiplicato per il suo prezzo ombra quando il tempo va a infinito è uguale a zero. ZERO. E’ la transversality condition.

Sep
26

E se un giorno incontraste un omino verde alto poco più di un metro? Uno che viene da un posto lontano e che parla una lingua strana. Ma parla.  Che è diverso da te, ma ha qualcosa di umano. Che viene da chissà quale parte dell’universo, ma ride come te. Forse all’inizio avresti paura e vorresti scappare.  Ma poi… Poi forse ti fermeresti perchè sarebbe una di quelle cose da vivere fino in fondo. Ti sei mai chiesto cosa diresti se incontrassi un omino verde alto poco più di un metro?

Tornavo a casa. Pioggia e buio. Sarà così per parecchi mesi. Di solito io sopra la bicicletta, stavolta la bicicletta sulle mie spalle. Perchè qualcuno l’ha bloccata con un lucchetto e una catena all’università. E nel novanta per cento dei casi non è un errore. E’ un ladro che spera che tu la lasci lì per venirla a prendere di notte. E allora c’è una sola cosa da fare. La porti via e il giorno dopo fai tagliare la catena.

Tornavo a casa. Pioggia e bicletta sulle spalle. E un rumore dietro di me, qualcuno dietro di me. Alto poco più di metro. Verde. E allora mi manca il respiro e avrei voglia di scappare. Ma poi…

Ma poi in Olanda vendono delle macchinette piccolissime per disabili. Sono tipo sedie a rotelle. Con delle ruote non più grandi di trenta centimetri di diametro. Non vanno più veloce di sei o sette chilometri orari, ma sono molto maneggevoli. L’omino verde era un signore che, sorpreso dalla pioggia, aveva coperto se stesso e la macchinetta con un impermeabile verde. Si vedevano solo gli occhi. E le ruote. L’omino verde era un signore che, non trovando di meglio da fare, mi diceva qualcosa in olandese e rideva di me che portavo la bicletta sulle spalle sotto la pioggia. Rideva.

E se un giorno incontraste un omino verde alto poco più di un metro? Uno che viene da un posto lontano e che parla una lingua strana. Ma parla. Che è diverso da te ma ha qualcosa di umano. Che viene da chissà quale parte dell’universo, ma ride come te. Forse all’inizio avresti paura e vorresti scappare. Ma poi… poi forse ti fermeresti perchè sarebbe una di quelle cose da vivere fino in fondo. Ti sei mai chiesto cosa diresti se incontrassi un omino verde alto poco più di un metro?

 Io si.

“Io faccio ride? A paralitico! Ma non lo vedi come vai in giro? Me pari, cazzo, E.T.”

Sep
15

Gli olandesi sono gente molto pratica. Pure troppo.  Come, per esempio, il mio supervisore a Tilburg. Nell’ultimo meeting che abbiamo avuto mi ha raccontato che è stato in Italia, a Padova. Si è trovato molto bene, gli è piaciuta la città, l’accoglienza della gente, mi ha anche detto che tutti parlavano inglese. La prima cosa che ho pensato è che lo avessero portato a Malta. Poi ho approfondito la questione. Mi ha detto che ogni volta che chiedeva in inglese ”è questo l’autobus per la stazione?” la gente rispondeva “si” (non yes, ma si). E poi quello era proprio l’autobus giusto. Ho obiettato che questo non è propriamente parlare inglese. Risposta “Se mi capiscono e mi danno indicazioni giuste, per me parlano inglese”.

Lo stesso senso pratico è stato utilizzato per la scelta del luogo in cui costruire l’università di economia che dovrebbe diventare la risposta europea alle big americane. Agli olandesi serviva un posto in pianura, e questo non è un problema da queste parti, non edificato, non impossibile da trovare anche nella sovraffollata Olanda, in periferia ma non troppo lontano dal centro della città e da una stazione, e questo era un po’ più complicato. Non hanno pensato ad altro. A loro non serviva altro. Scartata l’ipotesi Apeldoorn perchè pure per i pratici olandesi alla bruttezza ci deve essere un limite, la scelta è ricaduta su Tilburg.  Il risultato è che adesso hanno seri problemi ad attrarre professori dall’estero perchè la città è troppo brutta. Questo limita ovviamente la crescita e il prestigio dell’università.

Potevano farla a Utrecht. Città carina, al centro dell’Olanda e a mezz’ora  di treno da tutto. Oppure da qualche altra parte. Oggi, per esempio, sono stato a Maastricht. Molto bella. Un po’ francese, ma senza francesi, un po’ belga, ma con un numero di belgi sotto il livello di guardia, un po’ tedesca e un po’ olandese. Ovviamente senza traffico. Con caffè eleganti e la gente va in giro vestita per bene, non come a Tilburg. Bellissima la periferia. Mentre passeggiavo per la città mi sono chiesto cento volte perché non abbiano scelto di fare l’università qui. I professori di tutto il mondo farebbero la fila per venire se a Maastricht ci fosse un’università di prestigio. E pure io.

Dopo pranzo mi sono fermato in un parco e mi sono messo a leggere su una panchina un interessante “Investment, Uncertainty and Liquidity” dal Journal of Financial Economics. C’erano un po’ di bambini che giocavano a pallone e uno di questi aveva la divisa del Willem II, la squadra di Tilburg. Strano perché è una squadra ridicola. E ho pensato che forse lui pagherebbe per vivere a Tilburg e andare a vedere il Willem II ogni domenica…

Quando la palla è venuta dalle mie parti, il bambino si è avvicinato. Allora gli ho detto “Io vivo a Tilburg… E sono pure italiano… L’anno scorso ho vinto la coppa del mondo”.  

Ci guardiamo con invidia reciproca, in silenzio…”Perchè non ci scambiamo le vite?”, dico. “Da domani tu hai 28 anni, sei italiano, hai iniziato un dottorato a Siena e adesso vivi a Tilburg. Ogni domenica vai a vedere il Willem II e sei campione del mondo. Da domani io ho 11 anni, sono olandese e vivo in Champs Elyseesweg, a Maastricht”.

“Si può fare davvero?”

“Aspetta che chiedo”

Telefono ad Astrid, la mia coinquilina olandese che crede di essere la reincarnazione di una suora del diciasettesimo secolo.

“Ciao Astrid. Un’informazione. Se le due persone sono d’accordo, è possibile fare una specie di patto col diavolo e scambiarsi la vita con quella di un altro? “

“Eh, come no! Certo che si può!”

“Grazie, solo questo… Ciao”

“Ah, una cosa… torni per cena? ho fatto un piatto tipico olandese… carne al lardo e burro di arachidi, con yogurt intero, latte intero e carote”

“Mi sa che faccio un po’ tardi… sarà per un’altra volta… magari lasciami una carota”

“Ok, ciao”

“Ciao”

“Si, si può fare… d’accordo allora? Da domani io sono te e tu sei me”

“Ci sto, facciamolo!”

“Allora fatto… finalmente potrai vedere il tuo Willem II e io ho 11 anni e vengo a giocare qui”

“Grazie… non ci posso credere… sono troppo contento… grazie!”

Di niente, campione del mondo… da domani mi racconterai.

Sep
09

Stanotte, quando sono tornato a casa, ho visto la mia coinquilina francese in pigiama che andava al bagno…

Sep
05

Tilburg parte seconda. Volevo postare qualche foto della mia nuova casa e del mio nuovo quartiere, ma la macchina fotografica è rotta e quindi ve li posso solo raccontare. Forse è meglio così.

Siamo nella periferia (estrema) di quella che fino a un po’ di tempo fa era la città più povera del paese. Qui c’è l’altra Olanda. Siamo lontani dai colori Amsterdam, dai locali eleganti sulla spiaggia di Den Haag, dai mille negozi di Utrecht o dai palazzi strani di Rotterdam. Qui è tutto equale. Edifici lunghi a due o tre piani, tutti uguali. Due colori: il grigio delle strade, delle case e del cielo e il verde dei prati. Nient’altro. Qui trovi anche gente che non parla inglese. Tipo il fruttarolo di Lage Witsiebaan. E’ un signore di mezza età alto un metro e venti, di origine araba. Gestisce con la figlia (o la moglie) il negozio di frutta e verdura sulla strada davanti casa. Vado lì, compro un po’ di cose, lui pesa tutto e poi dice “drie euro vijftig”. Tre euro e cinquanta. Il prezzo è sempre quello qualsiasi cosa compri. La prossima volta gli svuoto il negozio e rivendo tutto al mercato cittadino del sabato mattina.

 Non ci sono locali, coffee shops o altro. C’è solo un centro commerciale in miniatura con le cose essenziali dell’Olanda di periferia. Un piccolo Albert Hejin (la coop locale), quello che aggiusta le biclette, quello che vende i fiori, il suddetto fruttarolo, un barbiere e un negozio che vende animali. C’è anche un fornaio, ma presto fallirà perché gli olandesi non mangiano carboidrati.

Davanti alla strada c’è casa mia. che è come tutte le altre. Però non è brutta. E’ luminosa, la cucina e il bagno sono grandi. L’unico inconveniente è che non è meravigliosamente isolata dall’ambiente esterno. Alle dieci di sera fa talmente freddo che bisogna andare a letto seppelliti dalle coperte.

I compagni (le compagne) di appartamento sono un po’ diversi dall’anno scorso. Goirkestraat e le sue mille avventure non ci sono più. Adesso c’è Amelie, l’unica francese grassa che si ricordi a memoria d’uomo. Lavora a Rosendhal. Ma siccome a Rosendhal non c’è niente ha deciso di venire qui. Mah… C’è Magdalene, olandese. O meglio ci sarebbe Magdalene. Ma sembra che stia male e viva momentaneamente dai genitori. E poi c’è Astrid, olandese pure lei. Nella sua vita precedente, nel diciasettesimo secolo, faceva la suora. Così almeno dice lei. In questa vita lavora in un giardino e non viene pagata. Così almeno dice lei, ma non ho chiesto di più. Astrid è molto gentile, è bravissima a montare i mobili di Ikea e in più ha la capacità di sentire quello che gli altri provano. Può provare i sentimenti e le emozioni delle persone che le stanno intorno. Un  giorno è venuta in camera mia e mi ha detto che lei sa che sono triste e che non vorrei essere qui. Non ho risposto. Perchè non so come si dice “grazie al cazzo” in olandese.

Jun
10

Durante i miei anni da dottorando a Siena ho capito che l’attuale presidente degli Stati Uniti George Walker Bush è il principale responsabile dello sfascio dell’università italiana. Per questo motivo ero fermamente contrario alla sua gita romana. Se fossi stato in Italia sarei andato a Roma a difendere il nostro mondo accademico bruciando una bandiera israeliana (cosa che peraltro terrorizza il governo di Gerusalemme) . Purtroppo sono ancora in esilio e non ho potuto.

La visita di George Walker Bush era niente di più che una gita di piacere. Niente da discutere. Le questioni importanti stanno ben lontane da Roma e il signor George Walker Bush si è comportato di conseguenza.

Mi è capitato di vedere in diretta sulla CNN la conferenza stampa congiunta. Il presidente americano si è presentato come il parente ricco, colto, bello e fortunatato che ogni tanto, per dovere, va a trovare i cugini meno fortunati che vivono in campagna. Sorrisetto ironico permanente, lunga introduzione su quanto siamo amichevoli e simpatici, quanto è bella Roma anche se c’è un po’ di traffico. Politica zero. Qualche ringraziamento per quattro disperati che abbiamo mandato in Iraq e in Afghanistan e per le occhiaie di Gino Strada che fanno ridere la signora Rice. Niente altro. La cosa in assoluto più bella è stata quando alla domanda “perchè in serata inconterà Berlusconi?”, Bush ha risposto “perchè ritengo sia Prodi che Berlusconi due importanti leader…” europei, ho anticipato io col pensiero, “dell’Italia” ha concluso George Walker Bush.

Il problema è che non abbiamo fatto nulla per non passare come i cugini di campagna. La conferenza stampa è stata penosa. Pensavo, infatti, che Romano Prodi parlasse correntemente inglese. Invece non solo non parla, ma probabilmente neanche lo capisce tanto bene, visto che si è presentato con un’auricolare imbarazzante. Ogni volta che giornalisti italiani facevano domande in inglese al presidente americano, un brivido lungo e freddo lungo la schiena. Un disperato dopo aver farfugliato quattro stupidate ed essersi preso un “your english isn’t good” dal ridente George Walker Bush, non ha trovato niente di meglio che rispondere “mi dispiace”.

L’unico (almeno apparentemente) senza auricolare era Massimo D’Alema, che come è noto non parla una parola di inglese (e vabbè, ma mica deve fare il ministro degli esteri!) ed era palesemente disinteressato alla discussione. D’altra parte, come tutti i tifosi della Roma, in tempi di calciomercato aveva altro a cui pensare.

Jun
06

Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io?
Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica?
Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco!
Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica?
Parlo mai delle ditte dei ponti dell’autostrada?
Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia!
Non parlo delle cose che non conosco!!

Dal film Sogni d’Oro di Nanni Moretti

Oggi la Banca Centrale Europea ha alzato dello 0.25% il tasso sui depositi e il tasso marginale. Come sempre, essendo la BCE svincolata dal potere politico, si tratta di una decisione tecnica basata su complessi modelli di previsone. Pur essendo uno studente di dottorato in economia, non posso esprimere alcun giudizio su tale decisione. Non mi occupo di queste cose e non ho i dati sull’andamento economico degli ultimi mesi. Ma so che alla BCE lavora gente che ha speso anni studiando 70 ore a settimana per ottenere un Ph.D nelle migliori università americane. Mi fido di loro.

Il ministro della solidarietà sociale Ferrero ha pensato bene di commentare la decisione della BCE chiedendo “Fino a quando dovremo continuare a stringere la cinghia, a regalare soldi alla rendita a causa dell’applicazione dalla Bce di teorie economiche sbagliate che producono solo danni per l’economia reale e per le condizioni di vita delle popolazioni dell’Europa?”.

Il signor Ferrero ha un diploma da perito industriale. Quando io a Natale stavo da solo , lontano dalla mia famiglia, a studiare, questo stronzo stava coi parenti a mangiare il panettone e a scartare i regali comprati anche con le mie tasse, che regolarmente pago solo perchè non posso evadere.